Sinossi

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Più di un secolo fa nel cuore della Sicilia, si trasferì un uomo di nome Haron Den 

Wackelig. Haron proveniva dalla lontana Trieste ed era un protestante che si era attirato l'odio di molti nemici nella terra nativa, per via della sua opposizione alla Chiesa Cattolica. Per sfuggire all'ira dei suoi antagonisti, scappò verso la Sicilia sotto falso nome, grazie all'aiuto della ex moglie Ada. La donna gli volle dimostrare un gesto di amicizia, nonostante le pericolose idee e la sua dipartita.
L'uomo visse il resto della sua vita sull'isola. Ebbe una nuova famiglia che ben poco sapeva del passato del suo fondatore. Haron era stato un ribelle e fuggitivo.  Trasmise tuttavia valori e idee, a figli e nipoti, che favorirono l’integrazione nel  nuovo paese. Riuscì a comprare una discreta quantità di terra e costruì una casa. Viveva grazie ad un ruolo direttivo nella coltivazione del grano, sebbene nella terra nativa fosse stato un commerciante di stoffe provenienti dall'oriente.
Negli ultimi anni dell'800 nacque Antonio Den Wackelig (nonno 'Ntony), discendente di Haron. Antonio viveva nella casa costruita da Haron, ancora oggi esistente. Era un uomo dal carattere rude ed incuteva timore con lo sguardo quando si arrabbiava. Sposò una donna appartenente ad una famiglia vicina ed ebbe sei figli, fra cui Lew: il nonno di Lew Den Wackelig - che io, Lucille,  conosco dall'adolescenza.
Nonno Lew sposò Cleo ed ebbe quattro figli il primo dei quali fu Antonio (Tatò).
Il piccolo Tatò, nipote di nonno 'Ntony, visse i primi anni della seconda guerra mondiale a casa dei nonni, mentre nonno Lew era arruolato. Nel '45, al ritorno del padre, Tatò faticava ad adattarsi alla sua presenza, mentre  Lew e Cleo faticavano ad andare d'accordo tra loro. A diciotto anni, Tatò partì per Milano. In seguito l'intera sua famiglia fece lo stesso. Tatò sposò Serenetta, la sorella di un compagno di lavoro, anche lui siciliano emigrato al nord.
Tatò e Serenetta ebbero una figlia di nome Cleo. 
Quando Cleo aveva cinque anni, arrivò la visita di un membro di una nota congregazione religiosa, che convinse i suoi genitori a cambiare stile di vita e fede.
Cleo aveva dieci anni quando nacque suo fratello Lew. Nei primi anni dell'infanzia, Lew era accudito da Cleo, mentre Serenetta lavorava molte ore al giorno.  Lew aveva tredici anni, quando Cleo incominciò a frequentare Tom. Cleo era diventata una proselita della congregazione, mentre Tom era un cattolico. In seguito anche Tom cambiò fede per divenire un proselito.
Una operazione chirurgica si trasformò in un incidente invalidante per Serenetta, che non riuscì più a lavorare un gran numero di ore al giorno.
Cleo si sposò all'età di venticinque anni. Lew dovette adattarsi all'assenza della sorella e alla maggiore presenza della madre.
Lew visse in modo conflittuale nella congregazione, aveva idee differenti da quelle insegnate dal pulpito e sognava una vita diversa da ciò che i membri ritenevano accettabile. Per molti anni non ebbe il coraggio di esprimere questo disagio. Cercava di eccellere a scuola per compensare i  sensi di colpa e dimostrare un valore che a casa ed in congregazione non era riconosciuto. A diciannove anni, nonostante i primi incoraggianti risultati universitari, affrontò la prima crisi di ansia.
I proseliti riuscirono a convincerlo che la ragione di questa ansia era aver messo al primo posto la carriera accademica e lavorativa anteponendo queste al progresso nella via che nella congregazione è considerata “verità”.
Lew dovette affrontare un sentimento nocivo: il senso di colpa per aver dato importanza a valori “sbagliati” dal punto di vista della congregazione. Questo sentimento si alimentava di energia anche grazie ad un disturbo ansioso le cui cause sono difficili da definire. Di fronte all’insuccesso contingente all’esordio della malattia, i proseliti lo convinsero con facilità di avere impostato in modo errato la sua vita.  
Lew non si rendeva conto che non è possibile cercare di compiacere due mondi così diversi, questa era la radice emotiva del suo bipolarismo.
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“Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro.” Vangelo di Matteo capitolo VI, verso XXIV, La Sacra Bibbia.
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Lew pensò di alleggerire la sua coscienza, che lo accusava, rinunciando allo studio. Sicché tradì se stesso e perse un sogno.
I pensieri negativi di Lew lavoravano, anche se lui ne era inconsapevole. 
Concluso il suo primo anno di lavoro, conobbe una ragazza con cui instaurò un breve rapporto, che riuscì a fare male ad entrambi in poco tempo a livello psicologico. 
Le condizioni di Lew peggiorarono, l'ansia non era più episodica ma ricorrente, mentre il ragazzo cresceva restando lontano sia dal centro della congregazione che dalla vita sognata.
Lew si incamminò comunque nella strada che lo avrebbe portato a “vedersi” interamente. Questa consapevolezza, non significò immediatamente né salute né felicità.
Lew affrontò il fallimento del matrimonio con Ester, quando sua figlia aveva pochi anni. Molto stava cambiando. La pena del male oscuro stava per mitigarsi, nella penombra un raggio di luce si stava facendo largo per indicare una nuovo percorso, ma non prima di una strada in salita. Lew percorse quella strada e riuscì a mostrare il vero volto che gli apparteneva, a inseguire i suoi sogni, senza più restrizioni o imposizioni.
Fiorenzo, un amico di infanzia conosciuto da Lew sull’isola di Santa Luce, cercò di dissuadere Lew dal percorrere il suo cammino lontano dalla congregazione.  Fiorenzo si trasferì a Milano per intraprendere gli studi universitari di economia, dove percorse una significativa carriera e si affermò nel lavoro e nella congregazione.  
Fiorenzo aveva un carattere forte e determinato. Nonostante avesse sperimentato la luce abbagliante del successo, nella carriera lavorativa e come pastore, improvvisamente una fitta ombra travolse la sua famiglia. L’amata moglie incontrò, dopo anni di lontananza, un ex fidanzato. Carmen e Filippo, come due amanti dannati, si consumarono in una passione travolgente e distruttiva.
Lew come il suo antenato Haron, dovette fare dei sacrifici. Abbandonò la simbolica “terra nativa” e si mise alla ricerca di “un posto più sicuro”. Questa terra e questo posto non furono luoghi fisici per Lew, ma una dimensione di consapevolezza.  
Questa scelta implicò inizialmente affrontare tristezza e difficoltà. Nella penombra vide un raggio di luce, un barlume di speranza. 
Lucille dopo un’esperienza dolorosa nella congregazione, abbandonò il movimento ritrovando nel “mondo” proprio la stessa persona della quale aveva sofferto la mancanza nella congregazione. Questa persona, dopo aver svelato la sua vera identità, riuscì a rendere consapevole la ragazza di essere stata manipolata.
La luce di Lucille diveniva fulgida e risplendeva come quella di un giorno di Sole.
“Il sentiero dei giusti è come la luce che spunta e va sempre più risplendendo finché sia giorno pieno.” - Proverbi di Salomone capitolo IV, verso XVIII, La Sacra Bibbia.


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