Preambolo

di Lucille Silvana Málaga De Zamòra

© 2026 Luigi Bilardo – Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione.

Cosa provate entrando in una stanza buia? 

Il buio può evocare suggestioni: ad esempio, la sensazione di qualcosa di ignoto che si manifesta improvvisamente. Questa impressione può svanire senza lasciare traccia. 

Lew da bambino provava un misto di timore e fascino per il buio. Oggi pensa che la paura delle tenebre sia immagine di timori più nascosti. Crescendo imparò molte cose dal lato oscuro di se stesso. Crede che esista una energia positiva che si manifesta, come ama dire, con “Un barlume di luce prima dell'alba”, una  speranza che affiora dopo il buio in una “notte” senza fine, dentro a un labirinto privo di via d'uscita. Le parole “tenebre” e "ombra" sono interposte a “sofferenza” e "disagio", superabili accrescendo la "luce" della consapevolezza.

“Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo  vincastro mi danno sicurezza.”, Salmo capitolo XXIII, verso IV, La Sacra Bibbia.

Lew trovava conforto durante l’adolescenza in queste parole del Vecchio Testamento. Ciononostante, divenne intollerante all’eccessivo peso della guida o vincastro di qualcuno che esercitava autorità.

Lew imparò a convivere con periodi di benessere che si alternavano a disagio. Io fui testimone di molti anni della vita di Lew. Mentre sperava di riscattarsi, purtroppo fu chiaro che la sua sofferenza diveniva gradualmente una malattia.

----

L'origine della famiglia di Lew mostra che molti suoi componenti sono stati  dei ribelli. 

Lew scoprì grazie ad una mia ricerca un personaggio di un lontano passato, Haron Den Wackelig, che fondò la parte residente in Sicilia della famiglia.

Io e Lew nel mille novecento novanta eravamo adolescenti. Abitavamo in una cittadina dell’Interland Milanese. Io sono spagnola e mi trasferii in Italia per motivi di lavoro di mio padre. Divenni vicina di casa e amica di Lew. 

Lew sognava di vivere sull’Isola di Santa Luce della Trinacria, terra nativa della madre. Questo sogno si realizzò, durante il matrimonio con Ester. In questo periodo Lew mantenne con me sporadici contatti. Si riavvicinò a me dopo il ritorno a Milano, mentre si separava da Ester.

Lew visse in modo conflittuale nel contesto della religione abbracciata dalla  famiglia di origine. Io cercai di essere presente mentre un  barlume di consapevolezza avvolgeva il ragazzo. Per un anno circa, condivisi la sua esperienza nella congregazione. In seguito Lew fu incoraggiato a intraprendere un percorso che lo avrebbe liberato dagli effetti più oscuri del suo vissuto. Io incominciai a scrivere la storia di Lew, spolverando i suoi ricordi di infanzia e adornandoli con fantasie. 


----


Apprendendo della vita di Haron, Lew notò alcune analogie con il suo vissuto. Anche io misi in discussione le credenze che avevo accettato in giovane età. Essendo disposti al cambiamento ci evolvemmo e ci ribellammo. Ci separammo da un sistema che non ci apparteneva. 

----

La “luce” della consapevolezza è una componente fondamentale della libertà. Essere consapevoli non vuol dire acquisire doti speciali, ma perdere freni e inibizioni che possono nascere dal condizionamento.  Scoprire che i nostri talenti sono da sempre dentro di noi diviene così una indiretta conseguenza. L’espressione e l’azione divengono dunque libere, così come il pensiero diventa più libero.

Ho cercato di aiutare Lew in questa ricerca di libertà e siamo diventati dei buoni amici.

Mentre Lew camminava nell’ombra, io come un  raggio di luce irradiai il suo volto. 

Tornai più volte a visitarlo, come la luce del mattino torna ad annunciare un nuovo giorno che può significare rinascita.

----

In una sola vita possono avvenire diverse “rinascite”. 

Con questa espressione voglio intendere diversi cambiamenti significativi. Lew nel corso del tempo cambiò molto e ancora sente l’esigenza di cambiare. Era stato un ragazzo preciso, metodico, perfezionista e poco incline allo svago. Iniziò a coltivare un sogno: riscattare per se stesso una vita più soddisfacente. 

Lew a venti due anni affrontò una strada tutta in salita, dopo un periodo di malattia. In questo caso la ricerca del cambiamento fu necessaria. Oggi pensa che l'equilibrio non sia uno status assoluto ma una condizione che va mantenuta nel tempo. 

Lew costruì una vita diversa da quella passata nella congregazione.  Con perseveranza e con dolore lasciò andare molte persone che non capirono mai la sua scelta. Non avendo più tanta paura del vuoto, creò lo spazio per una nuova vita. 

In un periodo in cui regnava il caos nacque un “nuovo ordine” per la visione di una concreta speranza.

Nel frattempo, le sue scelte apparivano rischiose ed incomprensibili ai suoi “ex fratelli”. 

Fingere non sarebbe stato possibile, non sarebbe stato un bene. Capì che prendere coscienza del danno subito non sarebbe stato sufficiente a operare un reale cambiamento. Ci voleva un lungo e duro lavoro, che probabilmente non finirà in questa vita.

Lasciatevi raccontare cosa Lew è divenuto. Non voglio sostenere che Lew abbia agito bene e nemmeno il contrario. 

Certamente Lew soffriva in un sistema dal quale faticò ad uscire. Non è mia intenzione criticare chi vive bene in tale sistema. Voglio descrivere la ricerca della libertà emotiva ed intellettuale.

Se un giorno mi convincessi di aver trovato l’assoluta verità, sarei certamente caduta nella peggiore delle schiavitù.

----

Lew visse sull’isola di Santa Luce tra il duemila sei e il duemila undici. Era in cura presso uno specialista, il Dottor Fiorentino, per una depressione che più volte aveva tinto di oscurità lo scenario della sua vita. In quel periodo ebbe l’idea di scrivere. 

Secondo il medico la dedizione al lavoro e l'impegno potevano salvarlo dagli aspetti più critici della depressione, ma non senza cure mediche. Tutto questo avrebbe aperto la strada ad una crescita su più fronti.

Purtroppo però, il dottore non fu sempre ascoltato. Per un po' Lew rifiutò la cura, rallentando così il  miglioramento  emotivo. Aprì un blog in cui esternava la frustrazione per l'obbligo di assumere farmaci e criticava il modo in cui la medicina viene impiegata. Incominciò a opporsi anche alla congregazione religiosa che frequentava insieme ai genitori.

Lew credeva che scrivere lo avrebbe aiutato a migliorare il suo stato mentale.

Sentiva inoltre il bisogno di fare qualcosa di originale, per distinguersi e non gli importava nulla se molti, i quali appartenevano alla sedicente religione che era in procinto di abbandonare, lo schernivano.  Per loro stava semplicemente dando i numeri e pubblicando bizzarri risultati sulla rete. 

Tuttavia Lew non si fermò, voleva migliorare la sua scrittura. Conosceva alcune tecnologie informatiche che lo avrebbero aiutato a condividere la sua esperienza. 

La lucidità consolidata in un periodo di benessere consentì una narrazione singolare.  

L’obiettivo era capire il pieno significato di accettazione e consapevolezza. Mettere su carta i ricordi avrebbe creato ordine, non solo sullo scritto, forse anche nei suoi pensieri.

Inizialmente Ester, allora sua moglie, pensava che Lew fosse alle prese con un gioco. Poi si preoccupò per tutte quelle ore passate al computer. 

La prima consapevolezza acquisita da Lew fu di non credere più ai dogmi religiosi insegnati dalla congregazione.

La seconda consapevolezza fu più difficile da acquisire. Lew si rese conto che il suo disagio, che comportava delle alterazioni mentali, era dovuto ad una malattia organica. Questo male poteva essere risolto con una cura farmacologica, che però non è esente da effetti indesiderati, soprattutto nelle fasi iniziali.

Lew per molto tempo fu convinto che il farmaco lo sedasse in modo esagerato e che un hobby “terapeutico” come la scrittura si potesse sostituire alla medicina. Subì tutte le conseguenze di questa convinzione. 

Voleva riservare un tempo di maggiore qualità a sua figlia. 

Intanto Ester esortava Lew a dedicarsi di più a lei e alla piccola Ludovica.

Una delle chiavi di lettura interessanti di questa storia è la crescita ed evoluzione di vari personaggi che hanno superato il vissuto del controllo mentale. Si racconta anche di alcuni altri che purtroppo non ce l’hanno fatta e perdendo completamente consapevolezza e presenza, non sono più fra noi. 

Come detto, l’evoluzione di Lew non fu lineare, perché abbandonò l’uso dei farmaci ed affrontò nuovamente una fase acuta della malattia. La crisi avvenne dopo mesi dalla sospensione, mentre  credeva di essere guarito.

Nell’anno duemila nove, Lew manifestò in un post del suo blog la volontà di allontanarsi dalla congregazione. Questa volontà fu interpretata dai compagni di fede come un sintomo di malattia. 

Il malessere c’era realmente, tuttavia la volontà di allontanarsi era espressione della sua parte sana. 

Lew si rendeva conto che per mettere in atto il suo proposito doveva raggiungere un buon equilibrio, perciò riprese la cura e migliorò in alcuni mesi. Nascose la sua rinnovata determinazione di allontanarsi dalla congregazione fino alla primavera successiva, momento in cui si sentì sicuro di poter affrontare il cambiamento desiderato.

Nel frattempo, i proseliti che lui frequentava credettero che i farmaci avessero cancellato i propositi di indipendenza di Lew. Loro si consideravano “credenti” ma si dovettero “ricredere”.

Sorprendendo molti, Lew pubblicò un post che narrava il suo vissuto nella congregazione in cui si definiva un ex proselito.  I pastori cercarono in molti modi nuovamente di convincerlo a cancellare tutti i suoi scritti nel web, tuttavia continuò a pubblicare. 

----


Chi racconta questa storia è Lucille Silvana Málaga De Zamòra. Anche mio padre è stato un fuggitivo e ribelle. Dalla Spagna mi portò in Italia quando avevo otto anni, per via del suo lavoro come manager in un’azienda del settore automobilistico. Io abitando a Bollate conobbi Lew nell’adolescenza. 

Sono anche io una ribelle. Sono convinta che l’essere umano abbia bisogno di socialità, ma sono prevalentemente solitaria. 

Nei gruppi si diffondono le idee. Nella solitudine nascono le idee. Io sono nata grazie ai miei genitori, ma quando nascevo ero sola e nella solitudine ci sarà la mia fine.

Io e Lew, abbiamo condiviso per un breve tempo probabilmente l'esperienza meno piacevole, comprendendo che chi entra in una setta lo fa per bisogno emotivo. Purtroppo, nella setta si trova un'illusione e non una soluzione reale. 

Come è possibile prendere coscienza di questa realtà, specie se si è nati nell'ambiente settario e non si conosce la vita al di fuori della setta?

Se volete conoscere quali sono le conseguenze dell'allontanamento e dell'ostracismo, leggete le pagine a seguire.


Commenti

Post più popolari