capitolo8
L’OMBRA DI CARMEN
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Lew era semi addormentato su un divano nel soggiorno. Il cellulare era impostato con un basso volume della suoneria. A fatica riuscì a sentirlo, mentre incominciò a squillare. Dapprima non aveva neppure voglia di controllare chi fosse, poi pensò:
“Potrebbe essere mio padre, forse per qualcosa di importante.”
Era Fiorenzo, un compagno di infanzia che da tempo non vedeva. Lew da Milano si trasferì sull’isola, mentre Fiorenzo dall’isola si trasferì anni prima a Milano. Adesso cercava Lew, era preoccupato per la sua decisione di abbandonare la congregazione.
Questa circostanza destò stupore in Lew.
“Ciao Lew, sono Fiorenzo, forse sei sorpreso di sentirmi!”
“Fiorenzo? Beh, in effetti si, sono sorpreso!”
“Cosa ti succede amico mio, ho sentito che stai prendendo delle decisioni drastiche, non pensi che questo voglia dire distruggere tutto quello che hai costruito fino a questo momento?”
Fiorenzo non riusciva a comprendere le motivazioni di Lew e percepiva il suo comportamento come una “anomalia” da correggere.
Lew fu sincero nello spiegare la sua crisi personale, parlò di una totale incompatibilità ideologica con la dottrina della congregazione. Lew era divenuto consapevole del modo di intendere la vita che per lui era autentico e privo di condizionamenti, anche se molta strada avrebbe dovuto percorrere per trasformare l'energia negativa del suo vissuto.
Fiorenzo fu meno sincero nell’esprimersi.
“Capisco, mi dispiace per quello che hai sofferto!”
Fiorenzo nella realtà non aveva capito e non voleva capire, perché considerava la congregazione detentrice dell’unica verità, quindi chi la contraddice era da lui considerato una persona “malata” oppure “malvagia”.
Gli ex amici di Lew, compreso Fiorenzo, tentarono di dimostrare che avesse nuovamente abbandonato la terapia farmacologica, tuttavia fu evidente quanto questo fosse falso.
Fiorenzo concluse la chiamata con un giudizio:
“Non ho più niente da dirti, credo che ti pentirai di quello che stai facendo, anzi spero davvero per te che tu lo faccia prima possibile!”
Fiorenzo riattaccò bruscamente.
Carmen, essendo nella stanza accanto, comprese che la telefonata si era trasformata in un conflitto.
“Che succede Fiorenzo? Era da molto che non vedevo quella luce nei tuoi occhi!”
“Lew! E’ completamente impazzito! Io non riesco a capire: è cresciuto insieme a noi, credevamo che fosse davvero uno di noi, come è possibile che sia arrivato al punto di prendere una decisione tanto lontana dalla ragione?”
Carmen distolse lo sguardo e provò un brivido improvviso. Poi si espresse così:
“Non tutto quello che appare logico lo è veramente, ci sono ragioni del cuore che la ragione non conosce.”
Fiorenzo era sorpreso.
“Dove hai imparato questi sofismi? Stai giustificando la scelta di Lew?”
La conversazione tra marito e moglie morì sul nascere. Qualcosa tra loro due stava morendo a livello sentimentale. Il loro dialogo da giorni stava divenendo via via meno efficace e questo episodio ne era una dimostrazione. Una nuova ragione, difficile da accettare stava nascendo nel cuore di Carmen.
Voglio tornare indietro nel tempo di dieci anni.
Lew e Fiorenzo erano sull’isola di Santa Luce. Era estate e Lew era in vacanza. Fiorenzo aveva appena terminato le scuole superiori e Lew si trovava a casa sua, nella sua stanza da letto. Discutevano in merito a progetti per una vita futura. Lew era insicuro circa le sue mete, mentre Fiorenzo sembrava avesse, più che dei sogni da realizzare, un dettagliato programma da “mandare in esecuzione”.
“Lew, io ho un progetto per la mia vita. Voglio laurearmi e trovare un buon lavoro, tuttavia questo sarà solo un tramite per fare progresso nella congregazione. Tu, cosa vedi di fronte a te nel futuro?”
Lew non sapeva rispondere. Troppo spesso si era piegato al volere di qualcun altro.
Carmen era una ragazza sensibile e solare, proveniente da una famiglia considerata irreprensibile fra i proseliti della congregazione. I loro primi anni furono felici.
Carmen aveva avuto un fidanzato prima di Fiorenzo, un ragazzo di nome Filippo.
Anche Filippo era cresciuto nell’osservanza dei dettami della congregazione e fino alla separazione da Carmen ne era stato fedele.
Durante la frequentazione con Carmen, tuttavia, dimostrò di avere un tono dell’umore incostante e, a tratti, era reattivo e verbalmente aggressivo.
Carmen non sopportò il comportamento incoerente di Filippo.
“Filippo, io non credo che dimenticherò mai quello che c’è stato tra di noi, tuttavia la nostra relazione è divenuta simile ad una guerra. Tu hai tante facce e, credo, nemmeno tu sai se una di queste davvero ti appartenga. Ti lascerò capire qual è la tua vera strada. Ti lascerò libero di trovare qualcosa di meglio per te stesso e ti lascerò.”
La salute di Filippo, nei primi tempi successivi alla separazione da Carmen peggiorò, il suo comportamento divenne ancora più incoerente. Il suo umore era divenuto davvero instabile, poteva affrontare alcune giornate con energia e vigore, altre con estrema debolezza e con ansia.
Dentro Carmen rimaneva il germe del rimorso, del rimpianto. Era consapevole del fatto che il problema di Filippo non era completamente dovuto a cattiva volontà. Filippo, certamente aveva bisogno di aiuto. Tuttavia, Carmen non poteva dare questo aiuto.
Carmen cadde nella spirale di un senso di colpa, un sentimento a dir poco nocivo e radicato in passati conflitti non risolti, capace di provocare fratture emotive molto profonde.
Fiorenzo sottovalutò in molti modi il potere di certe emozioni che si annidavano nel background emotivo di Carmen.
Nemmeno lei ne era del tutto consapevole.
Gli effetti comunque si vedevano.
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Carmen non volle avere figli con Fiorenzo. Il suo progetto di vita quando era con Filippo era diverso. Carmen, per una motivazione che viveva nella profonda ombra, rinunciò al suo desiderio di maternità.
Fiorenzo si laureò e cercò lavoro a Milano, dove si trasferì insieme alla moglie.
Entrambi si illusero che in una città così lontana e diversa potessero tenere lontani i fantasmi del passato.
Fiorenzo fece carriera in una compagnia di credito e Carmen era un'apparentemente felice, in realtà annoiata casalinga e moglie di un uomo in carriera.
Carmen guardava l’immagine della sua vita e vedeva un quadro incompiuto.
Fiorenzo credeva che la luce interiore di lui avrebbe col tempo cancellato l’ombra in cui viveva Carmen e reso completo il disegno della vita della sua amata.
Carmen aveva elaborato delle strategie per fuggire dalla propria ombra, senza capire che l’unico modo sano per relazionarsi con la parte oscura del sé è l’accettazione.
Segretamente, anche Carmen sognava di abbandonare quella congregazione in cui Fiorenzo era un uomo rispettato.
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Nei primi giorni di marzo, nessuno avrebbe pensato che a Milano, Filippo si sarebbe fatto vivo nuovamente. Filippo aveva da poco abbandonato la congregazione. Sapeva che Carmen era sposata, tuttavia fu forte il desiderio di vederla ancora una volta e si riaccese un antico desiderio.
Si presentò davanti all’abitazione di Fiorenzo e Carmen, attese che lei uscisse e la seguì, in un bar.
Fu una sorpresa incredibile per lei.
“Filippo! Ma cosa ci fai qui?”
“Sei come dieci anni fa, non sei cambiata per niente!”
“Anche tu sei sempre uguale! Filippo, però io me ne devo andare, se ci vede qualcuno qui da soli cosa penserà di noi!”
“No! Ti prego! Dammi solo un minuto!”
“Che cosa ci dobbiamo raccontare? Ormai le nostre vite sono così distanti ed io sono una donna sposata!”
“Carmen, lo so che è troppo tardi ormai. Io ero un po’ matto ma stavamo bene insieme. Io non ero preparato alla nostra separazione, la vita è stata troppo dura per me e ci è voluto troppo fiato per dirsi: ‘Addio’. Dimmi, come stai? Sei felice?”
Carmen, abbassò lo sguardo, e con voce più bassa, come colpita da una ferita disse:
“Per favore! Smettila.”
“Ma tu dimmi: come stai e soprattutto cosa vuoi?”
Ora alzò la voce:
“Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi andartene, ti prego è meglio per entrambi!”
Intanto le loro sedie intorno al tavolino per qualche strano motivo si erano avvicinate. La mano di Filippo scivolò su quella di Carmen e lei si girò di scatto con un gesto di difesa, ma le sue labbra finirono con leggerezza su quelle di Filippo in un bacio che lei non ebbe il coraggio o la forza di negare. Un bacio, che durò un istante, un istante che demolì una vita intera.
Filippo ebbe timore e dunque si alzò. Disse ancora soltanto queste parole:
“Sei bella come allora. Forse le circostanze sono cambiate, ma noi siamo sempre uguali. Stai piangendo: dimmi che è stato solo un sogno e ci stiamo svegliando!”
Filippo se ne andò per non ritornare più.
Mentre si allontanava, sentiva che qualcosa appartenente a Carmen lo stava seguendo. Questa sensazione permaneva.
Carmen percepiva di essere svuotata, di essere rimasta senza forza, la sua anima era rimasta in un posto lontano, sicuramente non era con Fiorenzo.
Carmen fu senza dubbio sconvolta da quell’incontro.
Ritornando a casa dal marito, lo vedeva nella sua interezza. Erano chiari i ruoli, lui non era un emettitore di luce ma distruggeva il residuo della luce di Carmen.
Fiorenzo era tanto deciso e sicuro, perciò la luce abbagliante del suo successo ora ustionava la pelle sensibile di Carmen. Lei si ostinava un tempo a vestire questa pelle con un leggero lembo di illusioni, ma non era stata mai così nuda come in quel momento, così consapevole ma incapace di reagire.
Carmen, come un frutto di mare, con forza si attaccava alla sicurezza del suo grande scoglio e fu grande il suo stupore allorché una forte ondata se la portò via.
Privata del suo posto sicuro, sprofondò segretamente in una buia e silenziosa solitudine, finché non riuscì più a trovare nemmeno un debole raggio di luce o una voce amica.
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Carmen da alcuni anni aveva disturbi del sonno e prendeva delle pillole per dormire.
Una sera provò a dormire per un tempo di lunga durata.
Era nel bagno nascosta, con una bottiglia, lasciò scivolare nel bicchiere già colmo di brandy una, due, troppe pillole e mandò giù.
Come se niente fosse raggiunse il marito che già era steso nel loro letto.
La mattina Fiorenzo percepì che Carmen era fredda e rigida. Inorridito e spaventato guardò il suo viso, nella morte sembrava serena e lui, finalmente consapevole, si accorse per la prima volta di essere sempre stato solo.
Al funerale di Carmen partecipò una folla di persone.
Ci fu pure Filippo. Stava in disparte, ciononostante Fiorenzo lo notò.
Dopo la cerimonia, Fiorenzo si avvicinò a Filippo e si sfogò contro di lui:
“Io ho sempre osservato le regole di Dio e degli uomini, mentre tu non hai fatto ne l’una ne l’altra cosa. Io non sono stato amato, mentre Carmen ha amato te, che sei e sempre sarai un’ombra priva di luce. Ce l’hai fatta, ora Carmen è tua per sempre, nella morte! Siete due ombre! Siete soltanto due ombre!”
Fiorenzo mentre parlava aveva uno sguardo sicuro e fiero che esprimeva giudizio.
Sul finire di Marzo, Filippo piangeva lacrime che non si sarebbero mai asciugate.
Era presente anche Lew, che adagiò sulla bara di Carmen una rosa bianca con un biglietto:
"Orlando, se sei vicino a Carmen, per favore prenditi cura di Lei!"
Lew non crede in un Dio che ha creato l'inferno, crede però che l'inferno esista in questa vita.
Si, Lew non credeva nell'inferno e non credeva nel dio che la setta descriveva nelle sue funzioni. Questo volle dire solitudine anche per lui, perchè si separò da un gran numero di persone.
Sarebbe stato meglio fingere di credere? Qualcuno obietterà che non credere in niente sia anche questo un male, paragonabile a non fidarsi di nessuno. Si può credere certo in ciò che si vuole, anche senza far parte di una religione organizzata.
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