capitolo4

CONFLITTI

© 2026 Luigi Bilardo – Tutti i diritti riservati.

È vietata la riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione.


Il piccolo Lew

"Nel viso di questo ragazzo si legge la determinazione di chi affronta lo studio con serietà e impegno." 

Si rivolse a Lew con questo elogio la signora De Martinis, proprietaria di una cartolibreria situata nei pressi di via Bolzano. Antonio, quando sentiva questi commenti, andava in “brodo di giuggiole”, tuttavia, non esternava la sua soddisfazione mentre era in  presenza del ragazzino. 

Durante il primo quadrimestre della prima media, l’impegno e il profitto di Lew nelle materie scolastiche aumentarono notevolmente. Dopo le medie, un osservatore attento avrebbe potuto notare un comportamento non in linea con il gruppo religioso a cui apparteneva. 
Era interessato a letture fortemente sconsigliate dalla congregazione.
Per esempio, lesse “Uno, nessuno, centomila” di Luigi Pirandello e "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo.
Questi testi favorirono lo sviluppo di uno spirito critico che mal si conciliava con i dogmi della congregazione.
Lew si rese conto del significato del termine "maschera". Qual era il suo vero volto, quello che mostrava in congregazione o quello che mostrava a scuola?  
Si rese conto di provare disagio: si difendeva da un conflitto che non avrebbe voluto combattere. Il suo ego immaginava di lottare contro l’esterno, ma in realtà gli attori del combattimento erano quasi tutti interni.
Era ormai chiaro quanto la società, ipocritamente, occulti la sofferenza. 
Lew pensa che la normalità non sia una questione di forma, ma di misura. A diversa forma corrisponde diverso carattere. Se la misura è esagerata, nel piccolo o nel grande, sorge il sintomo di una patologia. 

Chi può determinare con certezza la giusta misura? Non è affatto scontato, la “cultura” e il contesto storico possono stravolgere una certezza che in effetti non ha ragione di essere.

Quindi il valore di sanità percepito (che è ben altra cosa rispetto alla sanità determinata da un medico) dipende da un giudizio sul comportamento, giudizio emesso dal tessuto sociale in cui tale persona è inserita. Ciò che è raro o appartenente ad una minoranza, ha meno probabilità di essere accettato.

----

Lew voleva compiacere due “mondi” che erano molto distanti.

Può essere difficile compiacere anche un solo “mondo”: Lew rese la sua vita davvero complicata.

----

Antonio, per via di un litigio con il responsabile della locale congregazione perse alcuni degli incarichi che da anni svolgeva a Bollate.
Quando Lew si accorse della sofferenza e del turbamento della comunità nei confronti dell’operato del padre, giudicato eccessivamente turbolento e litigioso, non riuscì ad evitare un riflesso negativo sul proprio comportamento.

----

Lew era un ragazzo riservato e misurava le parole. 

Dopo la prima verifica di geografia, la professoressa Antonia Pavesini si stupì della precisione del suo scritto. Lew ricevette un bel voto, insieme ad commento della docente che non capì se fosse un elogio o una battuta sarcastica, per non dire una canzonatura:

“Hai fatto un bel compito! E’ davvero strano, sembra che dormi durante le mie lezioni!”

Cosa poteva risponderle? 

“Non era sonno, ma coma indotto da un’insegnante decisamente poco coinvolgente!”

A quel tempo gli era rimasta un po’ di furbizia, certe battute le pensava solamente. Arrivò purtroppo il momento in cui, perdendo consapevolezza, incominciò a riferire i suoi intimi pensieri a viva voce alle persone sbagliate. Fu costretto ad usare dei farmaci per questo, che gli chiusero la bocca per un lungo periodo. 

----

La medicina può ridurre la sofferenza ma anche modificare il comportamento e addirittura il pensiero a discapito della consapevolezza. Questo è il motivo per cui, le autorità pur  concedendo la patente ad alcuni che assumono farmaci psico attivi tutti i giorni, lo fanno con cautela e talvolta con prescrizioni restrittive. Chi prende farmaci si sottopone ad un sacrificio considerato “necessario”. 

E' un sacrificio, perchè assieme alla riduzione dei sintomi ci sono tanti effetti indesiderati. E' un sacrificio anche perchè il sintomo è un messaggio proveniente dalla nostra psiche: qualcosa di nascosto sta andando storto. Qual è il modo migliore di "aggiustare" se non guardare in faccia la nostra ombra?
Guardarsi dentro è un lavoro lungo, difficile e costoso, non tutti sono disposti a farlo, non tutti sono predisposti.

Purtroppo, il male che deriva dagli effetti secondari dei farmaci, non è sempre accompagnato da una significativa riduzione del sintomo. Giudicare questa realtà è un compito difficile, anche per chi osserva il comportamento di un malato che “migliora”. 

L’empatia per il “male” che un malato prova è un argomento molto complesso. 
Sebbene molti non abbiano una misura rilevante di empatia, alcuni operatori sanitari mettono a rischio la loro stessa salute emotiva per via di questo sentimento. Ho conosciuto alcuni di loro che, dopo anni di attività, hanno intrapreso delle diverse carriere dopo una profonda crisi personale, perché non si sentivano più adatti a lavorare in ambito psichiatrico.

----

Il secondo quadrimestre della prima media era da poco iniziato, Lew esternò in classe un certo nervosismo e la sua condotta peggiorò. La professoressa Pavesini non tollerava il comportamento di Lew.
Prese alcuni brutti voti. Ciononostante conservò ancora  il titolo del “più bravo della classe”. Perse questo titolo in seconda, portato via da una nuova compagna di classe.

----

Francesca gli rubò il titolo e anche il cuore.  
Era davvero molto bella. Aveva occhi verdi profondi e capelli biondo chiaro. Era solare, decisa, sicura. Si impegnava ed era intelligente. Era brava nello sport e sapeva ballare. Era equilibrata e dimostrava di essere felice.

Lew perdeva quindi il suo primato. Continuava però a cercare la perfezione nello studio. Voleva costruire un rifugio dove i sensi di colpa che lo affliggevano non lo avrebbero raggiunto. 
Mentre Lew stava “scappando”, Francesca accoglieva i lati positivi della vita che in quegli anni la raggiungevano, senza interporre inutili freni. 

Lew si sentiva attratto da Francesca, ma era caduto in un vortice che Francesca non volle conoscere.

Aurora Visentin, una compagna dal forte e deciso carattere, con la passione per il gossip,  li chiamò entrambi e disse:

“Francesca! Perché non ti metti con Lew?”

“Perché sono già fidanzata!” 

replicò la ragazza. Lew credeva che la risposta sarebbe stata:

 “Perché non sono interessata a un tipo come lui!”

e fu grato della risposta ricevuta, perché onesta e benevola a suo giudizio.

Cosa pensò Lew del gesto di Aurora?
Aurora voleva forse farlo “sentire inferiore”?  
Al di la delle intenzioni, aveva colto Lew nel suo punto debole: faceva troppi inutili calcoli, cercava il dominio su eventi che sono fuori dal reale controllo. 
Una mente troppo analitica è povera di immagini. Una immagine invece vale più di mille parole ed anche di mille calcoli.

La delicatezza di Francesca fece aumentare l’insano attaccamento di Lew per lei. 

Il disagio del ragazzo era evidente. 
Desiderava un legame e allo stesso tempo era convinto che non si sarebbe mai concretizzato. 
Francesca aveva espresso il suo rifiuto con gentilezza, dunque Lew avrebbe dovuto dimenticare la faccenda velocemente.

----

I ragazzi della classe non accettavano Lew.
 
Alcuni aspetti del suo carattere erano giudicati poco comprensibili, per questo Lew si attirava scherni e animosità.
Capitò più volte, dopo un compito o una interrogazione, di ricevere anche gli insulti dei compagni che non accettavano la sua preparazione. 
Lew, tuttavia, aveva dei punti forti. Il ruolo del nerd gli rimase appiccicato addosso anche con alcuni lati positivi, nonostante gli scherni, perché credeva nel valore dell'istruzione. 
Saper gestire le emozioni e seguire una meta con perseveranza rialzandosi ad ogni caduta, può portare a un cammino positivo, non soltanto a uno statico traguardo. L’approvazione può gratificare ma non deve essere la forza motivante, e non si può cercarla nello sguardo o nelle parole di chiunque.

L’inglese fu la materia in cui conseguì i migliori risultati durante la scuola media. Seguito da tre docenti diversi nei tre anni di corso, sviluppò un entusiasmo via via crescente per la materia.
 
----

La professoressa Sonia Nucera aveva ventiquattro anni quando da neolaureata occupò la cattedra della prima classe della sezione “C” della scuola media di Bollate. 
Aveva una mente sveglia e brillante e un grande fascino. 
Grazie al suo incoraggiamento, Lew si impegnò ed incominciò a prendere dei buoni voti e a migliorare anche per quel che riguarda la pronuncia inglese.
Tutti questi risultati costituivano dei comportamenti non desiderati punibili con il massimo della “pena sociale” per alcuni suoi  compagni.

Il  compagno Mario Beltrame non ci vide più dopo il risultato assegnato dalla professoressa Nucera per un dettato. Lew ebbe il voto migliore.
Ecco la minaccia del compagno Mario: 

“Lew! Ti aspetto fuori!”

Davvero non si capiva il motivo di quella avversione. 

“Mario, che cosa ti ho fatto?” 

Mario si rifiutò di rispondere e non aveva nessuna intenzione di calmarsi. Lew cercò di dissuaderlo, con delle domande che purtroppo furono inefficaci. 

Qual era la causa del malanimo di Mario? Perché si sentiva offeso da Lew? Ci voleva un’azione riparatoria.

Mario, invece, cosa cercava? 

Quell’energumeno voleva  spaccare la faccia di Lew in modo tale da non poter più essere riparata!
Cosa si poteva fare? Correre, correre, come Forrest Gump dall’Atlantico al Pacifico soltanto per tornare indietro, senza una meta, sbandando e cercando di centrare la porta di uscita che conduceva all’atrio della scuola. Ci fu un attimo di panico: vicino a lui  c’era Mario che correva tanto forte da sbattere i talloni contro le natiche e il suo naso aquilino pareva più brutto che mai ora che due occhi color fuoco accigliati contribuivano a disegnare un’espressione decisamente cagnesca.
Lew aveva tanta paura! Cosa c’era dietro di lui? Una scarica di cazzotti come minimo, e davanti? 
La macchina di papà Antonio! Il papà aveva l’espressione cagnesca anche quando era di buon umore!   Chi poteva salvare Lew? Doveva trovare una soluzione! Era terrorizzato al pensiero che suo papà potesse prendersela con un compagno. Antonio non era un campione di padronanza.

Si, in effetti il timore peggiore non erano i cazzotti di Mario, ma l’eventuale reazione di Antonio, che poteva essere esagerata.

Mamma Serenetta aveva insegnato a Lew il modo di trovare una ragione logica per i comportamenti illogici di Antonio. 
Tuttavia, in questo caso l’”algoritmo” di Serenetta aveva dei punti critici troppo pericolosi, mancava in particolare la via d’uscita.
Mario Beltrame vide salire Lew nella macchina del padre e divenne più nero che mai. Lew ebbe un temporaneo malore e vide le orecchie di Mario accese di fuoco, che andavano reclinandosi. E Lew ancora si chiedeva: 

“Che cosa ho fatto di male a Mario?”

Mario in lontananza si accendeva sempre più di rabbia mentre Lew credette di veder crescere lunghi artigli nelle mani di Mario  e  nella sua bocca canini appuntiti come sciabole. 
Qual era la causa di quella momentanea visione? Si poteva spiegare?  
Comunque, a prescindere dal panico di Lew, Mario era davvero arrabbiato.

Antonio vide il terrore negli occhi di Lew e gli chiese: 

“C’è qualcuno che ti dà fastidio?”

“No! Davvero! L’ultima ora era di educazione fisica, è per questo che ho il fiatone!”

Nel frattempo l’ansia di Lew si ridusse e guardando Mario vide di nuovo un ragazzo normale, sebbene fosse molto arrabbiato. 

Cosa avrebbe voluto Lew in quel momento? Di certo, non l’aiuto di una guardia del corpo.

“La vita non è facile, ma se hai un complice, tutto è più semplice.”

Il complice migliore ti tiene stretto in un abbraccio di protezione quando hai un momento di profonda difficoltà. L’abbraccio però non dovrebbe essere troppo stretto. Protezione, nei confronti di un figlio che cresce, vuol dire lasciare che il ragazzo affronti sfide sempre più complesse da solo.

E’ piacevole percepire l’approvazione di chi ti vuole bene quando fai un progresso, tuttavia la persona matura va avanti anche in assenza di approvazione e si confronta solo con se stesso.

Anni dopo, nell’estate in cui Lew si diplomò, papà Antonio era sull’Isola e telefonò al figlio. Chiese del risultato della maturità e reagì con un’esclamazione di sorpresa seguita da un breve silenzio.
Nei giorni successivi Antonio fece argomento di conversazione del risultato di Lew con amici e parenti, mentre era sull’Isola per acquistare il terreno su cui edificò in seguito quella che scherzosamente chiamavamo “La casa davanti al prato”.

Antonio fece i conti con l’invidia di alcune persone, similmente a come accadeva in tempi passati all’antenato Haron Den Wackelig.

L’invidioso porta a considerare un male il bene delle altre persone. 
E’ illogico e irrazionale, ma vero.

Chi è libero dall’invidia, non si arrende nemmeno di fronte alla più difficile delle partite, progredendo in consapevolezza e in risultati concreti.

Lew era sensibile, partiva per questo un po’ svantaggiato ma non si arrese nemmeno dopo numerose cadute.

Antonio

Quando aveva circa trent’anni, Antonio assaporò l’idea di elevare il proprio prestigio sociale, incamminandosi in una strada che i proseliti chiamavano “crescita spirituale”.

Enric Leconte si trova a casa di Antonio, da poco era tornato dalla Francia.

“Antonio, devi renderti conto che non ha nessun senso vivere la verità senza aspirare ad avere incarichi!”

Enric era un uomo legato ai valori spirituali e considerava importante l’integrità morale. 
Il resto della famiglia Leconte era in Francia e quasi interamente apparteneva alla congregazione. Alcuni si erano allontanati, per dissenso personale o per altri motivi. Enric, non era riuscito a rimanere integro di fronte al comando di interrompere ogni rapporto sociale con chi era alienato dalla congregazione, anche se appartenente alla propria famiglia di origine.

Cos’è la verità di cui parlava Enric?

Chi è convinto di possedere la assoluta verità può vivere a tratti sentimenti di intensa forza, credendo che Dio sia la fonte che concede tali sensazioni.

Ci si sente forti. Molti nel passato hanno superato incrollabilmente grandi prove di fede, operando grandi rinunce nella convinzione di una futura ricompensa da parte di una forza soprannaturale. Tuttavia, i nodi della dissonanza cognitiva prima o poi vengono al pettine.

Antonio voleva crescere ma i suoi sforzi non vennero coronati dal successo sperato. Indossò una maschera per nascondere  sbalzi d’umore che non sapeva curare. Era in parte consapevole del male che questo poteva arrecare a se stesso e ad altri che si relazionavano con lui, tuttavia non aveva la conoscenza e la forza morale per mettersi sulla giusta via.

La maschera indossata in congregazione, veniva tolta in famiglia mostrando tutte le sue contraddizioni.

Antonio, svelò il suo volto anche in congregazione, allorché Ferdinando, pastore che presiedeva il gruppo di Bollate, cercava di porre limiti alla sua crescita. 

Ferdinando si sentiva minacciato.

----

Ferdinando era un uomo di elevata statura e dall’aspetto fiero.

Era solito accompagnare nell’opera di propaganda religiosa chi aveva più difficoltà. Mostrava altruismo per le persone più deboli. Tuttavia, era accecato dal desiderio di preminenza e dal culto della personalità.
Un giorno accompagnò Lew e la sorella Cleo.
Mentre si aggiravano tra palazzi e villette nel comune di Bollate, Cleo gli chiese:

“Ferdinando perché porti sempre il cappello?”

“Per evitare che il vento mi faccia volare via gli ultimi capelli rimasti!”

Era auto ironico, riusciva col suo modo di parlare a coinvolgere la gente.

In un Sabato mattina invernale del mille novecento ottantatre, la famiglia Den Wackelig era tutta riunita in casa.
Antonio era triste e non riusciva a nasconderlo a sua moglie Serenetta.

“Antonio che cos’hai? Hai una faccia così scura!”

“In congregazione c’è stata una rimozione. Enric Leconte è stato sollevato dall’incarico di pastore”.

“Oh mi dispiace, davvero!”

L’amicizia di Antonio ed Enric era solida e continuò dopo l’evento.

Enric era frustrato e cercava un riscatto personale.

Ferdinando era stato il promotore della “sfiducia” di Enric.

Dopo questo episodio, spesso Enric venne a casa Den Wackelig e parlava privatamente con Antonio.

Antonio incominciò a manifestare uno spirito critico nei confronti di Ferdinando, non erano più in sintonia.

Ferdinando aveva un atteggiamento autoritario, sembrava un dirigente d’azienda, di generazioni passate.
Predicava la pace e l’amore ma esercitava controllo.
Antonio, d’altra parte, sognava di essere al posto di Ferdinando. Quest’ultimo incominciava a capirlo e reagì con una rabbia che seppe trattenere, fino al momento in cui potè agire con l’approvazione della comunità.
Con una serie di disposizioni, mise Antonio “all’angolo del ring”, in una posizione di svantaggio ma facendogli credere, subdolamente, il contrario.

Fu un calcolo preciso. Gli incarichi di Antonio non furono inizialmente ridotti ma aumentati, non di livello ma di peso. Antonio si sentiva lusingato da questa apparente dimostrazione di fiducia. Non si rendeva conto che lo stress gli avrebbe giocato un brutto scherzo.
Ferdinando riprese più volte Antonio perché mostrava segni di stanchezza e irrequietezza. 
Antonio fu messo a capo di un gruppo locale, dentro il quale erano inclusi i membri meno attivi nella congregazione.
Antonio era arrabbiato e lo dimostrò più volte e pubblicamente. I proseliti incominciarono a meravigliarsi del comportamento di Antonio.

“Ferdinando! Tu mi fai dirigere un gruppo fantasma!”

Ora Ferdinando poteva agire, presentò ai pastori una accusa di insubordinazione. Da un certo punto di vista la loro azione assomigliava a quella di un esercito militare.

Antonio scrisse una lettera di “denuncia” nei confronti dell’operato dei pastori e la presentò ad un responsabile di zona. Questi, tuttavia, lo invitò caldamente a distruggerla e ad accettare la riprensione ricevuta.

Questa non è stata una guerra armata, ma gli attori coinvolti hanno davvero combattuto. Le motivazioni del conflitto non erano nello spirito ma nell’ego.

Antonio non ebbe mai più incarichi rilevanti nella congregazione.
La via dello sciovinismo religioso non era sua e non sarebbe stata nemmeno quella di suo figlio Lew.

Nel duemila otto, Lew lesse un libro, una biografia di un ex membro della congregazione. Lew apprese che ai vertici più alti della congregazione si combattevano con strumenti più sofisticati gli stessi conflitti che sorgevano “fra i poveri”.

Antonio, quando Lew era un bambino, rischiò quindi di essere espulso dalla congregazione.

Le stesse parole del periodico principale della congregazione, scritte in anni passati e riprese in più occasioni anche recentemente, spiegano quello che questo avrebbe comportato: la morte sociale.

Agli espulsi per molti anni non veniva rivolto il saluto, qualsiasi contatto era negato. Chi si opponeva alle direttive e agli insegnamenti della congregazione era definito “mentalmente malato”.

Molti possono  sostenere che “Dio è amore”.

Amare è un’altra cosa.

Francesca

“L’anno scorso eri il migliore ma quest’anno ti fai proprio bagnare il naso!”

Con queste parole risolute la professoressa Pavesini decretò il passaggio del testimone del “più bravo della classe” da Lew Den Wackelig a Francesca Gregorace, che era pronta per correre la sua corsa verso la promozione.
Francesca si impegnava molto nello studio e aveva ottimi voti in tutte le materie. La prima prova scritta che sancì il suo primato era relativa alle lezioni di storia. Proprio la professoressa Pavesini assegnò a lei un bell’”ottimo” e a Lew un vergognosissimo “quasi ottimo”, servito sul suo banco con disprezzo e disapprovazione. La pavesini sottolineò più volte la sua delusione e usò parole e una mimica che si riserverebbe per riprendere un adulto che ha dilapidato tutte le sue risorse con i video poker. In realtà tra Lew e la Pavesini esisteva una reciproca antipatia di fondo.

L’anno prima Francesca era inserita nella sezione “A” della stessa scuola. Lew non capiva la ragione del suo trasferimento. L’aveva già adocchiata in più di una occasione, ma non aveva mai avuto il coraggio di avvicinarla. Ora era il momento di fare il passo, perché si sarebbero visti ogni giorno per un lungo periodo di tempo. La professoressa Pavesini assegnò a Lew il posto in un banco molto vicino a quello di Francesca. Quella mossa sarebbe servita a farli parlare oppure a metterli in competizione? 
Che effetto avrebbe avuto sul comportamento e il rendimento di Lew?
Il ragazzo aveva buone capacità. Aveva anche bisogno di essere stimolato da un dialogo costruttivo. Il docente di italiano, forse cercava di stimolare entrambi a dare il massimo. 

Lew non reagì nel modo sperato dalla docente.
 
Qualcuno potrebbe obiettare che i professori a scuola non sono psicologi. Tuttavia, in molti paesi a scuola è presente uno staff di psicologi con il ruolo di educatore. La scuola dovrebbe andare oltre la mera fruizione di nozioni. 
I professori dovrebbero influenzare positivamente le motivazioni degli studenti, insegando a costruire il proprio futuro usando doti e motivazioni.

Per crescere, bisogna confrontarsi in primis con se stessi, gli altri possono essere "osservati" per avere degli esempi positivi. 
Tuttavia non è logico fuggire dai conflitti e dalla sana competizione. Le sfide vanno affrontate con consapevolezza.
La professoressa Pavesini, cercò di stimolare Lew. L'obiettivo era veder migliorare il suo impegno. Il ragazzo aveva una sensibilità sommersa troppo profonda,  si sentiva a disagio nei gruppi. 
Cercare di "sanare" questo suo carattere sarebbe stata la scelta giusta? Forse, tanto quanto cercare di educare un lupo solitario per comportarsi come un buon terra nova.

A dodici anni, la  storia di Lew era già complicata.

Francesca aveva un rendimento inferiore a quello di Lew soltanto in inglese. Comunque, anche in questa materia andava molto bene.
Una mattina del secondo anno,  Lew cercò di attirare l’attenzione di Francesca. 
 
Lew era infatuato, invece Francesca non si era nemmeno accorta della presenza di lui.

“Francesca, che lavoro fanno i tuoi genitori?”

“Mio padre è un biologo del servizio sanitario nazionale e mia madre è laureanda in matematica.”

Lew stava perdendo le speranze. Antonio e Serenetta erano operai: pensò automaticamente che la classe sociale della famiglia di Francesca fosse inarrivabile. Tuttavia cercò di ingoiare la sofferenza di quel momento senza farla trasparire.
Questo provocò tensione, che manifestò in un momento e in un modo inappropriato.
Durante il ritorno a casa dopo le lezioni, aspettando l’autobus che li avrebbe portati alle  vicine abitazioni, una Fiat centoventisette blu si fermò prima del semaforo rosso. 
Il conducente abbassò il finestrino tramite una manovella che procurava uno sforzo come quello del film “Balle spaziali”  e rivolse queste parole a Francesca:

“Figghia! Ricogghiti subbeto pa a casa!”

Lew non aveva ancora formulato un pensiero cosciente nella  mente, ma già dalla sua bocca erano uscite queste stupide parole:

“E questo sarebbe il biologo?!”

“Perché, cos’hai da dire contro mio padre?”

“Nulla! No davvero!”

Francesca ora si era accorta di Lew. Ebbe prova della sua ingenuità. Fu così che fra Lew e Francesca non vi era più indifferenza: lei provava fastidio.
Lew non si arrese, ma ci vollero dei giorni prima che riuscisse a tentare un nuovo approccio.

“Francesca, dove vai quest’anno in vacanza?”

“A Reggio di Calabria, il paese nativo dei miei genitori”.

“I miei sono Siciliani, andrò nell’Isola di Santa Luce. Ho paura che sia un po’ distante da Reggio”.

“Non ti preoccupare, tanto non avevo alcuna intenzione di incontrarti pure nelle vacanze.”

Visto che la ragazza sembrava irraggiungibile, tentò l’approccio tramite un ingenuo gioco.
Tirò la molletta che raccoglieva i suoi morbidi capelli, uno stupido scherzo. Non l’avesse mai fatto!

“Non ti permettere mai più di toccarmi! Hai capito?”

Ecco perché andava meglio di lui a scuola: era dotata di un carattere deciso ed era cosavevole dei suoi desideri.

Francesca non era più solo infastidita: era decisamente arrabbiata.
Poi tornò l'indifferenza. 

Lew era deluso, ma incassò il rifiuto. 
Era ancora poco più che bambino, stava imparando cosa vuol dire dover cercare altro e cercare altrove.


Commenti

Post più popolari