capitolo2
L'Isola di Santa Luce
Mentre l’esercito italiano era impegnato nella guerra d’Africa, pochi anni prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, il padre di Serenetta fu arruolato. Nonna Lucia era a Santa Luce, con sette figli e governava campi e vari allevamenti di bestiame. Il nonno tornò dalla guerra e in seguito nacque Serenetta, ultima di otto figli.
La bambina nacque agli inizi del mille novecento quaranta, come Antonio Den Wackelig.
Nella città di Lapilli, a mezz’ora di cammino dal centro dell'Isola di Santa Luce, negli anni più bui della guerra non si era affatto conosciuta la fame, come invece accadeva a Solarino. Quasi tutte le famiglie dell’isola possedevano terreni coltivati e animali. L’economia locale prevedeva il baratto come frequente soluzione. I più poveri erano mezzadri, tuttavia quasi nessuno aveva provato il grande trauma della fame.
----
A Solarino, Antonio aveva invece sofferto molto per la carenza di cibo. Il pane era un bene prezioso e non facile da reperire.
Quando aveva venti anni, le sue condizioni economiche erano migliorate. Comprava tre chili di pane al giorno per scongiurare il più possibile il suo incubo: trovare il paniere vuoto. Questa abitudine rimase negli anni, il pane avanzava nel paniere. Lew rinforzò denti e gengive mangiando pane duro.
Serenetta difese un diritto di Antonio: esprimersi contraddicendosi a volte anche in termini.
“Il pane duro inzuppato nel latte caldo diventa molle!”
L’osservazione sembrava coerente, se isolata dalle conseguenze secondo lei implicate.
E chi poteva dire che non fosse vero? Una volta inzuppato nel latte, in definitiva il pane non era certo duro.
Il latte può rendere molle il pane, che effetto hanno dunque i “ragionamenti sani” sulle “teste di cavolo”?
----
Gli anni della guerra a Santa Luce
A Santa Luce, negli anni quaranta il pane non si comprava ma si faceva in ogni famiglia povera con le mani, sempre a patto di aver prima coltivato il grano. I campi erano talmente grandi da far sì che il loro punto di contatto con l’immenso mare fosse poco distinguibile all’orizzonte.
Davanti al Foro di Achille, dove oggi sorge il campeggio chiamato Forachili, c’era un lembo di terra che si estendeva per centinaia di metri, con case e terreni coltivati. Oggi questo terreno è stato portato via dal mare. Chi ama praticare lo snorkling può ammirare sul fondale i resti di travi e antichi pavimenti. Invece, negli anni quaranta il turismo di massa non esisteva affatto, la gente viveva grazie ai propri mezzi. La vita era più semplice nei valori, non si conoscevano molti stranieri e ci si sposava anche tra cugini.
Le bombe e i combattimenti, purtroppo, arrivarono anche nella contrada Arrusti del comune di Lapilli, che fa parte della splendida isola di Santa Luce.
Nonno Lorenzo trovò per caso nei suoi terreni due fucili appartenenti agli Americani, più o meno negli ultimi mesi del mille novecento quarantacinque. La radio ammoniva la popolazione:
“I tedeschi si stanno ritirando verso Nord, si ha notizia di rappresaglie”.
Arrivavano voci, anche estranee alla radio, circa la scomparsa del Condottiero germanico e della fuga dei tedeschi, contrassegnata da ritorsioni su poveri innocenti.
“E ùora chi haju a fari?” - “E adesso cosa devo fare?”
chiese il nonno Lorenzo a nonna Lucia. Quei fucili dovevano sparire al più presto possibile. Presto trovarono la soluzione, una buca, molto profonda: più di cinque metri. Se quei fucili fossero stati trovati dai tedeschi, avrebbero provato che le famiglie della contrada Arrusti dessero asilo ad alcuni loro nemici nascosti. Sarebbe stata una catastrofe. Ma i tedeschi, a detta di Serenetta, che ricorda bene sebbene avesse solo cinque anni, avevano seguito un’altra strada e ogni pericolo fu scongiurato.
----
Si consolidava negli anni la differenza tra Nord e Sud Italia.
Molti Italiani del Sud decisero di emigrare in paesi lontani.
Ai primi anni del secolo XX°, la meta più ambita di emigranti in cerca di fortuna oltremare era in Sud America. In Sicilia molti sognatori preferirono l’Argentina. Molti fecero questo passo e qualcuno fece fortuna sul serio trasformando i sogni di una vita in realtà. Chi scelse di restare in Italia vide di persona la ripresa economica degli anni sessanta.
----
Una tragedia familiare
La famiglia di Serenetta fece i conti con amare lacrime per un tragico incidente.
Lo zio Francesco era davvero un bel ragazzone, alto e atletico, dalla folta chioma e dagli occhi verdi. Come molti ragazzi dell’epoca, era un gran lavoratore, amava i campi e gli allevamenti di bovini e maiali. Amava anche la musica e le canzoni.
Serenetta ricorda ancora oggi il suono della voce tonante di Francesco che saliva dal dirupo, o per meglio dire:
“quannu Ciccu venia cantannu da’ timpa” - “quando Francesco veniva, cantando dal dirupo”.
La voce di Francesco giungeva puntuale a ricordare l’ora di cena.
Si usavano normalmente fucili per andare a caccia e per difendersi da uomini malintenzionati.
Francesco era un bravo ragazzo e usava il fucile solo per procurarsi da mangiare. Un giorno, tornando dalle sue faccende nei campi aveva l’arma a tracollo e saliva dal dirupo insieme a suo fratello Santino. Era una sera d’estate e faceva molto caldo. Il ragazzo era affamato e scorse lungo la strada una pianta di fichi d’India. Aveva bisogno di un bastone per tirare giù qualche frutto, ma non l’avevano ne lui ne Santino. Si poteva usare il fucile al posto del bastone? Sarebbe stato rischioso, la fame però era tanta. Poteva essere usato bene come bastone, così pian piano caddero a terra i frutti tanto ambiti.
Santino ammonisce Francesco:
“Cicco lassalu stari chistu picchì jè trùoppu àutu!” - “Francesco lascialo stare questo, è troppo alto!”
Francesco, tentò lo stesso la presa, poi accadde una tragedia. Il fucile gli scappò di mano, cadde a terra e partì un maledetto colpo che lo colpì al petto.
Francesco cadde a terra, morto in un lago di sangue!
Santino era sconvolto e non sapeva cosa fare. A quell’ora c’era silenzio nei campi, una quiete e una calma che sarebbe stata per sempre spezzata nella tranquilla famiglia dei nonni Lorenzo e Lucia. Santino correva verso casa e trovò per prima la nonna. Ben presto accorsero gli uomini e le donne dai campi, mentre i bambini venivano allontanati. Serenetta ricorda bene le urla della nonna che la costrinse ad andare via. La nonna prese una bacinella d’acqua e la gettò sul povero corpo, quasi come se potesse giovargli e poi sprofondò nella terribile disperazione dovuta alla consapevolezza di avere perso un figlio, per sempre.
L’abito nero accompagnò la nonna Lucia per tutti i giorni che gli rimasero. Per poco non perse completamente la ragione. Fu più volte redarguita dal dottore di famiglia, che oltre ad essere un bravo medico aveva un buon cuore.
“Lucia ti capisciu. U sacciu chi hai pirdutu 'n figghiu, ma susiti, si no butti pi terra 'na casata!” - “Lucia ti capisco. So che hai perduto un figlio, ma alzati, se no butti a terra una famiglia!”
Con queste parole benevole, il dottore voleva intendere che anche un dolore immenso può essere superato grazie all’amore, nella accezione più generale del termine.
Nonno Lorenzo cercava di dare conforto a sua moglie, affranta dal dolore. Non voleva piangere davanti a Lucia. Cercava di mostrarsi forte, per se stesso e per gli altri, per la sua amata Lucia che aveva perso per sempre un pezzo di cuore e gli altri figli che erano rimasti, alcuni anche piccoli.
Doveva alzarsi presto la mattina, lavorare tutto il giorno con un nodo che rimaneva in gola, che non riusciva proprio ad ingoiare. Tornava a casa verso il tramonto e incoraggiava i suoi congiunti con argomenti che in fondo non conosceva, perché la disperazione disorienta. Così dopo cena andava verso il dirupo e riviveva quegli attimi orribili, gli ultimi momenti della vita di Francesco, e parlava con Dio:
“Ma picchì? Ma picchì?”
E piangeva, solo, preoccupandosi che nessuno potesse osservarlo.
“Cicco figghiu miu! fussi mortu iu e nun tu!”
----
Serenetta mostrò crescendo di avere un carattere forte. Anche lei in seguito ebbe dei dispiaceri però riuscì più volte a dare coraggio a se stessa e a chi gli stava vicino e la amava.
Serenetta sopportò un lungo periodo di dolore per una malattia oncologica senza darsi per vinta. Antonio, mentre la assisteva, si rese conto di trarre conforto dalla forza morale della moglie. Serenetta si riprese e visse molti anni. Il loro legame, traballante nella loro giovinezza, divenne forte sebbene ci fossero continue discussioni per differenze caratteriali. Quale fu l'origine di questa rinnovata forza?
Commenti
Posta un commento