capitolo10

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.9 DOTTORATO DI WILLIAM “LA LEADERSHIP DELLE PSICO SETTE”

Durante una fredda ma luminosa mattina d’inverno inoltrato, davanti all’ingresso principale della università Bocconi di Milano, un via vai di persone lasciava poco spazio ai passanti.

Era il giorno in cui si conferivano i dottorati.
Due ore prima dell’evento, William Karmheim si congedava da una donna di origine Sud Americana. Si trovavano in un parco poco distante dalla sede universitaria.

“Per favore memorizza questo numero di cellulare. Un mio amico ti chiamerà poco prima che inizi la cerimonia. Voglio che mia nonna sia presente almeno in modo virtuale. Ho lavorato tanto per questo evento e ho avuto l’appoggio di molti, vorrei dedicarlo anche a lei.”

I genitori di William, seduti in una panchina poco distante, si alzarono mentre Dolores si dirigeva verso l’abitazione della nonna.

Nonna Victoria si trovava in Europa da quando William aveva vinto il concorso per la frequenza al dottorato. Da circa un anno faceva fatica a camminare per una malattia degenerativa muscolare. Per questa ragione aveva bisogno dell’aiuto di una badante.

“Oh Dolores, cara! Sei arrivata! Grazie di essere qui, questo è un giorno davvero speciale per il mio amato nipote.” 

“Non ti affaticare Victoria! Ora ti porto una tisana se vuoi!”

“Si certo, mi farebbe piacere.”

“Ricordo ancora il primo giorno di scuola di William alle elementari. Che aspetto fiero aveva! Già a quel tempo ero sicura che questo ragazzo avrebbe fatto strada e si sarebbe distinto!”

Nel frattempo il cellulare di Dolores incominciò a squillare.

“Pronto! Possiamo ora fare una video chiamata.” 

La cerimonia per il conferimento dei dottorati stava per avere inizio.

Victoria guardava con ansia lo schermo del cellulare, mentre Dolores commentava in suo aiuto.

“Ecco Victoria! Guarda, ci sono una serie di persone sedute su due file e William è il terzo della prima fila.”

“E’ chiaro Dolores: non potrei confondere la sua chioma bionda!”

Intanto William riceveva l’attestato del completamento dei suoi studi, ricevendo applausi dai presenti nell’aula magna.
La sua tesi era rilevante e fu oggetto di interesse da parte di varie organizzazioni.
William poteva scegliere la sua occupazione fra varie opzioni. Il suo lavoro stava mettendo luce su alcune dinamiche del controllo mentale nelle sette e forse poteva aiutare chi era stato vittima di una “truffa morale e psicologica” a prendere coscienza dei danni subiti.

William rimase coinvolto sentimentalmente nei confronti di una persona che avrebbe veramente voluto aiutare. Era stato costretto a non rivelare a lei la sua reale identità.

Quella persona ero io.

In Aprile mi trovavo a casa di Lew.

Io non mi ero mai unita definitivamente alla congregazione frequentata dalla famiglia di Lew, ne ero stata una simpatizzante. 

“Lucille, ti voglio raccontare una cosa. Domenica scorsa, nella notte ti ho sognato: il sogno era così intenso che sembrava realtà. Eravamo sull’Isola di Santa Luce, mentre tutto risplendeva e provavo una immensa pace, mi hai presentato un signore che ho riconosciuto come mio nonno,  mi ha detto delle parole che mi hanno trasmesso un sentimento che non avevo mai provato. Ero consapevole che l’immagine non fosse reale, eppure non mi volevo svegliare.”

“E’ bellissimo quello che mi dici Lew! Hai avuto un sogno lucido, a quanto pare l’effetto è stato positivo. Tuttavia, scusami, ti chiedo: in questi giorni hai avuto delle forti emozioni? Prendi sempre regolarmente le tue medicine?”

“La risposta è positiva ad entrambe le domande. Mi sembrano queste le lamentele di mia madre.”

“Ma io non sono tua madre.”

“Lo so bene”.

“Qualcosa vorrei dirti pure io. Non riesco a smettere di pensare a William.”

“No! Lucille! Cosa dici? Dopo quello che ti ha fatto!”

“Io ho passato del tempo insieme a lui e sono convinta che certe cose non le fingesse. E’ vero: mi ha ingannata,  ma per perseguire uno scopo che esisteva molto prima che mi conoscesse, non riesco a credere che anche quello che ha condiviso, il suo sentimento, sia stato un inganno o una simulazione.”

“Come credi di gestire questo tuo pensiero?”

“Lew, non lo so proprio, spero che il tempo mi aiuti a dimenticare e passare oltre tutta questa storia. Non ti nascondo, questo mi mette davvero alla prova.”

Io e Lew avevamo in comune la ricerca dell’auto realizzazione.
Lew cercava di ricostruire la sua vita: ricominciò a lavorare come informatico e trovò un appartamento. Ritrovò un vecchio amico d’infanzia, anche lui divorziato, che aveva conosciuto nella congregazione.
Daniele cercava di ricostruire se stesso con percorsi di crescita personale. Diversamente da Lew, Daniele era alla costante ricerca di adrenalina, si dilettava in sport come motociclismo, down hill, delta plano e simili.
Lew per alcuni anni accompagnò Daniele in escursioni di trekking e mountain bike,  poi, dopo che Daniele gli propose di fare un salto di nove metri con una down hill bike,  la loro frequentazione si ridusse a occasionali cene insieme al cugino di Daniele, Mirco, e all’amico Mario.

William si proponeva di aiutare chi, cercando di uscire da una movimento pseudo religioso, ha dei problemi emotivi. Questa era la sua occupazione lavorativa principale. Dopo che la congregazione arrivò a scoprire la sua sua attività come infiltrato, non lo vidi più per molto tempo. 

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Decisi di intraprendere un viaggio in varie città europee. Visitai Amsterdam, Berlino, Vienna, Lisbona e Madrid. Da Madrid ritornai a Milano.
Ero alla ricerca del mio posto sicuro. Sapevo, peraltro, che non  avrei trovato la mia sicurezza emotiva in un luogo geografico.
Speravo che visitare luoghi diversi, incontrare varie persone mi avrebbe fatto realizzare una cosa molto importante. Avrei capito chi ero veramente, arrivando ad accettarmi.

Mi accompagnò nel viaggio Hilaria, una compagna di corso alla facoltà di scienze della comunicazione.

Io e Hilaria ci trovavano a Lisbona in Maggio, nei pressi del Miradouro de Santa Luzia, un incantevole belvedere con vista sul quartiere Alfama e sul fiume Tago. Camminavamo tranquillamente sotto il pergolato e poi ammiravamo gli azulejos presenti sul muro della Terrazza, piastrelle ornamentali che, in questo caso, raffigurano la Piazza del Commercio e la battaglia tra cristiani e mori nel Castello di São Jorge.
Si avvicinava la sera, mentre anche una guida turistica si avvicinava verso di noi.

Il ragazzo si presentò:

“Boa tarde!”

“Mi chiamo Romeu Algarve, lavoro qui nei mesi primaverili ed estivi come guida turistica. Se volete vi consiglierei altri posti di Lisbona dove si possono ammirare gli azulejos.”

Rispose Hilaria:

“Si, ci farebbe piacere.”

Io ero interessata all’arte e all’architettura della città. Ero totalmente indifferente nei confronti di Romeu.

Il ragazzo era simpatico ed attraente, tuttavia non ne rimasi colpita. Anche se non ne ero sempre consapevole, l’immagine di William rimaneva come un velo sottile e trasparente davanti a tutto ciò che vedevo.

Si fece sera, io e Hilaria ci allontanammo e Romeu si perse di vista. 

Prendemmo accordi con Lew, Daniele, Mirko e Mario per incontrarci a Madrid.

Mirko è cugino di Daniele, il ragazzo che Lew conosce dall’infanzia, fuori uscito dalla organizzazione. Mario è un amico di vecchia data di Mirko.

Il primo punto dell’itinerario nella capitale spagnola, fu il museo del Prado.

Mentre la nostra comitiva si avvicinava al museo, sembrava chiaro che tutti avrebbero preso parte alla visita.
Poi sorse una questione: Io avevo già visto il museo e non volevo entrare, ma volevo che i ragazzi facessero compagnia alla mia amica Hilaria nella visita. Mirko e Mario erano d’accordo, ma Lew disse che se io non fossi entrata avrebbe fatto lo stesso. Quindi Mirko e Mario insistevano che Lew entrasse, dicendo che altrimenti non sarebbero entrati. Al che Hilaria, irritata ed offesa, disse che non sarebbe entrata. 
Un quarto d’ora di discussione, intorno a massimi sistemi operanti nel nulla. Non eravamo ancora arrivati al museo, avevamo fatto una tappa alla “Plaza del Sol” ed il Sole era allo zenit. Per fortuna la luce prevalse e la discussione si risolse mentre ci dirigemmo all’ingresso del museo, dove entrammo tutti.
Tuttavia io e Lew ci guardammo in cagnesco per almeno mezz’ora.

Arrivò la fine del viaggio, durato un week-end per i ragazzi e circa un mese per Lucille e Hilaria.

Avendo prenotato il volo in tempi diversi, i ragazzi avevano posti assegnati “quasi” tutti adiacenti, mentre oltre me c’era un posto assegnato ad un’altra persona che credevo essere estranea. Avrei avuto una grossa sorpresa.

Mi sistemai sulla poltrona, mentre il posto a fianco al mio era ancora vuoto. Vidi una figura che entrava nell’aereo, un uomo elegante, dall’aria distinta.
Si avvicinò verso di me, gli occhi dapprima nascosti da occhiali da sole improvvisamente si svelarono mentre io tremavo come una foglia d’autunno cadente.

Era William!

Faceva finta di non essersi accorto della mia presenza, mentre io mi nascondevo dietro la copertina di una rivista turistica spagnola.
William era di ritorno da un congresso.
In un primo momento sembrava volermi ignorare. La coincidenza fu davvero singolare.

Dopo pochi minuti, fece finta di perdere un carteggio, si abbassò e colse lo spunto per parlarmi.
Io ero estremamente irritata, gli intimai di non rivolgermi la parola, ma subito dopo contravvenni alla mia stessa imposizione e mi rivolsi a lui a voce bassa e calma con epiteti poco lusinghieri. Una lunga lista.

William prese coraggio e preparò la sua arringa auto difensiva. Ad ogni insulto una argomentazione a cui succedeva un altro insulto.
Mentre l’energia della mia rabbia si consumava, l’aereo era decisamente pronto per la partenza.

William ed io, per la distrazione dettata dalla circostanza, avevamo fatto appena in tempo ad allacciarci le cinture di  sicurezza.

Io avevo chiesto alla Hostess un cambio di posto, ma ricevetti un diniego e fui imbarazzata quando l’assistente di volo mi chiese qual era la motivazione.

“Assistente di volo, prepararsi al decollo!”

L’aereo era partito e subito dopo io ricominciai con i miei epiteti. 

“Ti rendi conto di quanto mi hai fatto soffrire?”

Credo fosse buffo notare la dissonanza tra le nostre argomentazioni e la nostra posizione sulle poltrone che andava via via sciogliendosi assomigliando sempre di più ad un abbraccio.

Una inaspettata, struggente riconciliazione, una di quelle che fanno piangere. E’ difficile prevedere quello che può succedere in seguito.

“E’ vero ti ho fatto soffrire, ma non avevo nessuna possibilità di dirti che una parte del mio cuore stava morendo. Lucille tu sei ancora nella setta?”

“No, io ho abbandonato la congregazione e ho sofferto molto anche per questo, ma tu mi hai lasciato sola!”

“Io avrei voluto aiutarti, ma non era possibile!”

“Cosa vorresti fare adesso?”

“Ora tu sei una donna forte. Io vorrei soltanto amarti. Non ho mai smesso di pensare a te. In ogni attimo.”

“Sei stato davvero pessimo. Eppure meraviglioso!”

Dopo circa 40 minuti ci fu una dichiarazione d'amore reciproca e l'aereo intero, testimone involontario dell'evento, proruppe in un sospiro di sollievo, più che altro immaginando che dopo ci sarebbe stato silenzio, perché quando ci si bacia è difficile parlare. 
Gli altri ragazzi erano visibilmente imbarazzati. 
Lucille e William presi da un’incontenibile emozione avevano dimenticato di essere sotto gli occhi di molte persone estranee.

Lew scendendo dall'aereo mi sussurrò:

“Vi siete ritrovati al volo!”

All'aeroporto di Milano c’erano i genitori di William, nonna Victoria e Dolores.
Davanti al ritiro dei bagagli si trovava Lew.  Gli scappò di mano una grossa valigia che colpì quella di William.  Dolores era li davanti e stava per ritirare il bagaglio, che rimbalzò sul piede destro di Lew. 

"Ahi che dolore!" 

all'esclamazione di Lew, Dolores si voltò di scatto e vide le due valige aperte con i contenuti disordinatamente fuoriusciti per terra.

"Hey molla li! Quello è il dopobarba di William!" 

"Scusa volevo prendere il mio dopobarba!" 

Litigarono per cinque minuti, poi quando l'incidente fu risolto Dolores disse a Lew: 

"Hey, tu! Ma lo sai che sei proprio un imbranato?" 

Ma lo disse in un modo che non dimostrava più rabbia.


Io e William ci frequentammo di nuovo.
Si creò una compagnia mista. 
Lew e Dolores dimostrarono di litigare in modo compatibile. Incominciarono a frequentarsi.

"Dolores vuoi andare al cinema stasera? C'è un film di fantascienza che descrive la scoperta di un pianeta lontano popolato da una specie che lotta per preservare la sua esistenza. La cultura della specie indigena, legata in modo mistico alla natura, è rappresentata in modo affascinante. Gli alieni cattivi saremmo noi."

"Ascolta Lew io preferirei vedere un film a casa. Io so raccontare le barzellette, ce n'è una in particolare che racconto nelle occasioni speciali!"

"Va bene, la ascolterò con piacere: speriamo di ridere entrambi."

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Io terminai gli studi alla facoltà di scienze della comunicazione. Intrapresi una carriera in una azienda pubblicitaria come redattrice di testi e scenografie per spot televisivi. Andai a vivere con William a Milano, dove lui insegnava psicologia in facoltà.
Lew si perfezionò come sviluppatore di applicazioni web. Sperava di riprendere un giorno gli studi in un campo completamente diverso, dove però l’esperienza nell’informatica è uno strumento utile. Andò a vivere con Dolores in una città dell’interland Milanese. La loro relazione durò più di dieci anni finchè Dolores si rese conto che sia lei che Lew avevano bisogno di altri raggi, oltre l'ombra che rischiava di avvolgerli nuovamente.
Io e Lew mantenemmo la nostra amicizia.
In me prevaleva la luce, ma presi coscienza del fatto che nella vita c’è anche assenza di luce. Lew era stato in gioventù prevalentemente ombroso, prese tuttavia coscienza che nella vita esiste non solo l’ombra.

Questa è la chiave che consentì a Lew di conoscere se stesso: osservarsi senza giudizio, osservare anche le parti più oscure. Accettare la sofferenza non equivale a passiva rasseganzione, ma è attiva trasformazione che consente la crescita emotiva. E' stato un cammino lungo. 
Dapprima fu costretto ad assumere psicofarmaci. Qualcuno gli disse che i farmaci agiscono come un intervento chirurgico, ma Lew crede che questa sia una incredibile esagerazione. Gli fu proibito nella giovinezza di ricorrere alla psicoterapia. E poi ci fu il suo progressivo risveglio, che significò perdere molte cose: sicuramente pesi emotivi e inibizioni, ma anche relazioni. Relazioni che hanno quasi sempre un senso, ma se si trascinano diventano tossiche.

E tu, che mi stai leggendo: qualcuno ti sta manipolando? Qualcuno ti costringe ad accettare come dogma qualcosa che per lo meno non ti convince?
Se riconosci questa condizione, quando e come avverrà il tuo risveglio? 


Cara amica Lucille,
raggio di luce che illumina la mia ombra,
ti ostinavi ad inseguire un sogno
che gli altri non comprendevano
Cosa sarebbero state senza un sogno le nostre vite?
Tu  mi hai insegnato ad emettere luce 
e  cercare un posto al Sole
Mi hai incoraggiato a seguire la mia “via”
e hai seguito la tua

il mio amore per la vita è cresciuto
Io mi tolgo la maschera
per svelare il mio vero essere
Siamo la stessa persona
Fatta di luce e un poco di ombra
nell’oscurità io cerco la luce che è dentro me
poi cerco l’ombra per riposare
perché non c’è luce
senza ombra.
sei sempre stata dentro me
ho lasciato solo che la tua energia
si manifestasse e prendesse forma
 
questa energia
accenderà i miei giorni

Mi riposerò nelle notti
alla tua ombra
avrò un pensiero unito
sarò completo
nel presente
Nella luce e nell’ombra
Nella conquista e nell’accoglienza
Nel giorno e nella notte
Davanti al Sole e alla Luna

Non sei stata un’invenzione, 
ma una scoperta.

Ecco il raggio di  luce che colpisce nel sentiero della vita, 
quando si è stanchi e non si trova via d'uscita.
 
Se un giorno quel raggio verrà da voi 
non affrontatelo direttamente 
perché rischiereste di accecarvi, 
giratevi di spalle e guardate la strada davanti a voi, 
più chiaro sarà il vostro cammino
  
Se ogni giorno avrete una direzione
 la percorrerete con la giusta forza.
La luce è energia 
e l'energia si trasforma, 
l'energia viva è il vostro spirito 
e può fare di più di ciò che è inanimato:
può creare.
Trovate il modo in cui la vostra anima può creare
 Qui si risolve l'ossessione, 
per trasformarsi in pura passione.
La luce  crea,  accoglie, trovatela: è dentro di voi.

P.S. 

L’isola di Santa Luce della Trinacria 
si trova dopo la seconda stella a destra,
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino.

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